domenica 22 aprile 2018

Per la Rubrica: Feste tradizionali giapponesi

Takayama Matsuri
Takayama Festival
Il Takayama Matsuri (Festa tradizionale di Takayama) è considerato come uno dei tre più bei festival tradizionali del Giappone. Si svolge due volte l'anno; in primavera e in autunno, nel centro storico di Takayama, nella prefettura di Gifu, e attira un gran numero di spettatori provenienti da tutto il Giappone e il mondo. Gli spettacoli di questi Matsuri si svolgono in determinati momenti e luoghi duranti i giorni dei festival.

Anche se l'origine della festa è sconosciuta, si ritiene che il festival sia iniziato tra il 1586 e il 1692 quando la famiglia Kanamori governava la zona Hida Takayama.In a letter dated August 29, 1692, to Kagahan, presentlyIshikawa Prefecture, it was stated that the Takayama Festival had been heldfor the last 40 years.
Mappa del centro storico di Takayama
Il Festival di Primavera (14-15 Aprile 2018) si svolge nel Santuario Hie Shrine, nella parte meridionale della città vecchia, i fedeli si recano presso il tempio per pregare nella speranza di avere un buon raccolto. Dal momento che il Santuario è anche conosciuto come Sanno-sama, la festa di primavera è anche chiamato Sanno Festival. Questo festival non è da confondere con la festa omonima che si tiene a Tokyo.  
Sanno Festival o Festival di Primavera
Il Festival d'Autunno (9-10 Ottobre 2018), invece, si effettua nel Santuario Hachiman che è ubicato nella zona settentrionale del centro storico, in questo tempio i fedeli si recano per ringraziare il Dio per il buon raccolto. Il festival è anche conosciuto come Hachiman Festival. 
Hachiman Festival o Festival d'Autunno
Il festival propone sfilate di palanchini chiamati Mikoshi (santuari portatili) che secondo lo Shintoismo racchiudono un Kami (divinità) e di Yatai (carri dalle grandi ruote) che rappresentano i diversi quartieri, per le vie della città.
Questo è l’unico momento dell’anno in cui una divinità esce dal proprio santuario.

Un Mikoshi
I Mikoshi e gli Yatai di Takayama, sono decorati con sculture intagliate in legno e dipinte in foglia d’oro. Hanno un ricco design, simile nello stile all’arte di Kyoto del periodo Momoyama (1573-1603) miscelati con gli elementi dei primi decenni del periodo Edo (1603-1868).
Gli Yatai sono anche decorati con eleganti bambole meccaniche conosciute come 'Karakuri Ningyo', queste sono concepite per muoversi e ballare e sono un esempio dell’incredibile maestria degli artigiani della città.Their dance performances are held on both the days of the festival at specific time and place.
I Mikoshi e gli Yatai prima del tramonto vengono allineati, e una volta che la città diventa buia, si accendono fino a 100 lanterne Chochin  per carro;The unique ornaments of the yatai floats look even more resplendent in the darkness of the night”. i festeggiamenti continuano così anche durante la notte per le vie della città, con i carri illuminati che sfilano, con fuochi d’artificio e con le tipiche bancarelle che vendono cibo.

Nel corso dell'anno, i carri sono conservati in magazzini, che sono sparsi in tutta la città, ma i più importanti sono, esposti presso il Matsuri no Mori Museum festival dove è possibile vederli.
Matsuri no Mori Museum Festival

domenica 15 aprile 2018

12 Aprile 2018 - una lezione diversa dal solito...

Giovedì 12 Aprile 2018 a Imola (BO) presso il Jin Roh no Dojo, si è tenuta una lezione con il Maestro Daniele Toschi.
Il Maestro Daniele Toschi 4° Dan
Il Maestro Toschi 4° Dan di Taekwondo, insegna a Faenza e partecipa con la sua palestra Hakuna Matata a stage e competizioni nazionali.


Il Taekwondo è un'arte marziale coreana e uno sport da combattimento a contatto pieno nato fra gli anni '40 e '50 basato principalmente sull'uso di tecniche di calcio, combina tecniche di combattimento volte alla difesa personale alla pratica agonistica soprattutto come sport olimpico.


Le radici della disciplina affonderebbero primariamente nella pratica del Taekkyeon, un tipo di arte marziale, praticato in Corea nei periodi antichi soprattutto per esigenze di autodifesa e per ritualità sportiva, che si focalizzava sull'uso dei calci e che era molto diffuso sia fra la popolazione che fra i guerrieri, soprattutto dopo che venne incorporato e ritualizzato dalla casta guerriera degli hwareng.

Nel 1910 il Giappone occupò la Corea vietando la pratica di ogni arte marziale nativa e ogni aspetto dell'identità culturale coreana venne bandito o soppresso, anche se spesso il taekkyeon continuò ad essere praticato clandestinamente. Durante questo periodo per contro vennero importate e imposte le discipline giapponesi.
Al termine della seconda guerra mondiale il Giappone, sconfitto, ritira le sue truppe dalla Corea, che torna ad essere libera così come la pratica delle arti marziali. I soldati statunitensi giunti nel dopoguerra a presidiare la parte meridionale della penisola, e che erano già venuti a contatto con il karate soprattutto ad Okinawa, definirono gran parte di queste scuole come "karate coreano"; la traduzione corretta in coreano è Tang Soo Do e il termine veniva utilizzata sia da alcune Kwan (scuole di arti marziali) presenti nella penisola nella prima metà del secolo come nome generico per il combattimento a mani nude per definire la loro disciplina.
Nel 1952, all'apice della Guerra di Corea, ci fu un'esibizione di arti marziali in cui i kwan mostrarono le loro abilità. In seguito, si introdusse la pratica delle arti marziali nell'addestramento dell'esercito coreano. Verso la metà del decennio, cinque kwan erano saliti alla ribalta. Il presidente sud coreano ordinò che le varie scuole fossero unificate in un singolo sistema. Il nome "taekwondo" fu proposto e venne accettato l'11 aprile 1955 come nome dell'arte marziale unificata coreana.

La Korea Taekwondo Association (KTA) venne formata fra il 1959 e il 1961 per facilitare l'unificazione.
Dal 2000, il Taekwondo WTF è diventato uno dei giochi olimpici; divenne un evento dimostrativo già nei giochi del 1988 a Seul, ma venne incluso ufficialmente solo con i giochi del 2000 a Sydney

Esistono due correnti principali nello sviluppo del taekwondo, non necessariamente mutualmente esclusivi: quello tradizionale che si riferisce tipicamente all'arte marziale così come fu codificata fin dagli anni '50 nelle Forze Armate e quello sportivo che è utilizzato per descrivere quella branca focalizzatasi maggiormente nella competizione.
Nonostante vi siano differenze tecniche e dottrinali fra le due correnti e fra le varie organizzazioni, l'arte in generale enfatizza l'uso di calci tirati da una posizione mobile, impiegando la maggiore potenza e raggio d'azione della gamba (rispetto al braccio). L'allenamento del taekwondo tradizionale generalmente include un sistema di blocchi, calci, pugni e colpi a mani aperte; può includere anche alcune forme di proiezione, spazzata e leva. Alcuni istruttori di taekwondo includono anche lo studio dei punti di pressione, conosciuti come jiapsul, come anche tecniche di difesa personale.
Il Taekwondo WTF sportivo da combattimento a contatto pieno , si compone in larga misura di vari tipi di calci medi ,alti e pugni (diretto al petto, ganci ai fianchi , montanti allo stomaco), esclusivamente al busto.
Il taekwondo contiene anche delle forme, chiamate poomse, che prendono generalmente il nome dagli elementi della natura (acqua, acciaio, vento, fuoco, terra), da concetti filosofici orientali o da avvenimenti della storia coreana. Solitamente vengono fatte dimostrazioni di taekwondo, eseguendo rotture di tavolette con calci in volo e pugni.
La divisa di allenamento del taekwondo è composto da una giacca bianca chiusa, dai pantaloni dello stesso colore della giacca e dalla cintura. Il colletto della casacca è bianco per le cinture colorate e nero per le cinture nere. Questa divisa viene chiamata Dobok.
Foto di gruppo
La nostra, è stata una lezione improntata tutta nella condivisione e nello scambio di tecniche di combattimento ponendo l’accento sulle similitudini tra le due discipline ma anche sulle peculiarità dei due metodi.
Pochi concetti, tanta energia vitale e rispetto.

E’ stata una bella ed interessante lezione anche se di breve durata.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e grazie di cuore al Maetro Daniele Toschi e ai suoi ragazzi che hanno partecipato e per essersi reso disponibile ad insegnarci.

Alcune foto della lezione con il Maestro Toschi.










lunedì 9 aprile 2018

Storie Zen...

Ancora tre giorni

Suiwo, il discepolo di Hakuin, era un bravo insegnante.
Un’estate, durante un periodo di ritiro, ebbe la visita di un allievo che era venuto a lui da un’isola meridionale del Giappone.
Suiwo gli diede il problema: “Senti il suono di una sola mano”.

L’allievo si fermo tre anni da lui, ma non riusciva a superare questa prova.
Una notte andò in lacrime da Suiwo. “devo tornare confuso e svergognato nella mia isola,” disse “perché non riesco a risolvere questo problema”.
“Aspetta un’altra settimana e medita incessantemente” gli consigliò Suiwo.
Ma il discepolo non ricevette l’illuminazione.
“Prova ancora per una settimana” disse Suiwo.
L’allievo ubbidì ma invano.
“Ancora una settimana”. Ma non servì a nulla.
Disperato, lo studente pregò il maestro di lasciarlo libero, ma Suiwo gli chiese di meditare per altri cinque giorni. Anche questi trascorsero senza risultato.
Allora il maestro disse:” Medita per altri tre giorni, poi, se non riescii a ottenere l’illuminazione, faresti meglio a ucciderti”.

Il secondo giorno l’allievo fu illuminato. 

lunedì 2 aprile 2018

28 Marzo 2018 - Una lezione diversa dal solito...

Martedì 28 Marzo 2018 a Imola (BO) presso il Jin Roh no Dojo, si è tenuta una lezione con Sensei Daniele Mazzoni.
Sensei Daniele Mazzoni mentre spiega la tecnica Waki Gatame
Sensei Mazzoni, responsabile Italia Nihon Tai Jitsu ed insegna al Bokuden Dojo di Forlì.

E’ stata una lezione improntata tutta sul programma di studio del nostro sistema e metodo di Ju Jitsu, nello specifico il secondo gruppo delle otto tecniche basiche che hanno per argomento le leve articolari (Kansetsu Waza).
Pochi concetti, tanta energia vitale e rispetto.

E’ stata una bella ed interessante lezione anche se di breve durata.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e grazie di cuore a Sensei Mazzoni per essersi reso disponibile ad insegnarci.

domenica 18 marzo 2018

Pensieri...

L’amore più profondo è l’amore nascosto.

Una poesia dice:
«Alla mia morte dal fumo conoscerai
il mio amore, mai espresso e tenuto celato nel mio cuore».

Chi esprime il suo amore prima di morire,
non ama profondamente.
Solo l’amore che rimane celato fino alla morte
è infinitamente nobile.
Sono convinto che sia sublime amare fino alla morte.

Frasi – Yamamoto Tsunetomo.
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«Se desideri sondare il cuore di un amico, ammalati».

Chi si comporta da amico quando tutto va bene,
ma poi volta le spalle come un estraneo in caso di malattia
o di sventura è solo un vigliacco.
Per tutto il tempo della sua vita il samurai
non deve mai permettersi di allontanarsi da coloro verso i quali è spiritualmente debitore.
Ecco dunque un mezzo per misurare i sentimenti reali di un uomo.
Molto spesso ci rivolgiamo agli altri per chiamarli in aiuto e
li dimentichiamo quando la crisi è passata.

Aforismi – Yamamoto Tsunetomo.

domenica 11 marzo 2018

11 Marzo Remember Fukushima

Disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi
Maremoto del Tōhoku
Il terremoto del Tōhoku si verificò l'11 marzo 2011 al largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:46 locali alla profondità di 30 chilometri.
Il sisma, di magnitudo 9,0 (secondo l'USGS), con epicentro in mare e con successivo tsunami, è a tutt'oggi il più potente mai misurato in Giappone e il quarto a livello mondiale.

Il disastro di Fukushima Dai-ichi  è una serie d’incidenti, incluse quattro distinte esplosioni, avvenuta presso la centrale nucleare omonima situata presso Naraha nella Prefettura di Fukushima, in Giappone, a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku dell'11 marzo 2011.
L'interruzione della corrente elettrica seguita al fatto che i gruppi elettrogeni di sicurezza alimentati da motori diesel vennero distrutti dal maremoto, causò il blocco dei principali sistemi di raffreddamento in tre reattori.
I reattori erano stati fermati automaticamente al momento della scossa, ma il loro corretto spegnimento avrebbe richiesto la dissipazione del calore residuo di reazione per un periodo di vari giorni, invece non si riuscì a riprenderne il controllo e nel corso dei due giorni successivi, in momenti diversi, i noccioli di tutti e tre i reattori subirono il meltdown completo.
Inizialmente classificato come grado 5, fu poi innalzato al grado 7 della Scala INES dall'11 aprile 2011, nel loro insieme gli eventi costituiscono quindi l'unico incidente nucleare la cui gravità è stata classificata dello stesso grado del Disastro di Cernobyl.

Il numero delle vittime a solo seguito del terremoto e maremoto da parte della National Police Agency giapponese fu di 13.228 morti e 14.529 dispersi, con stime dei dispersi effettivi vicine ai 17.000 per un totale di oltre 30.000 vittime.

Il terremoto del Tōhoku si verificò l'11 marzo 2011 al largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:46 locali alla profondità di 30 chilometri.
Il sisma, di magnitudo 9,0 (secondo l'USGS), con epicentro in mare e con successivo tsunami, è a tutt'oggi il più potente mai misurato in Giappone e il quarto a livello mondiale.

sabato 10 marzo 2018

Storie Zen...

Il Suono di una mano sola
Il maestro del Tempio Kennin era Mokurai, Tuono Silenzioso. Aveva un piccolo protetto, un certo Toyo, un ragazzo appena dodicenne. Toyo vedeva che i discepoli più grandi andavano ogni mattina e ogni sera nella stanza del maestro per esser istruiti nel Sanzen o per aver privatamente qualche consiglio, e che il maestro dava loro dei Koan per fermare le divagazioni della mente.
Anche Toyo voleva fare il Sanzen.
“Aspetta un poco” disse il maestro Mokurai, “sei troppo giovane”.
Ma il piccolo insisteva, e l’insegnante finì per l’acconsentire.

Quella sera, all’ora giusta, il piccolo Toyo si presentò alla porta della stanza Sanzen di Mokurai. Batté il gong per annunciarsi, fece tre rispettosi inchini prima di entrare, poi andò a sedersi in riguardoso silenzio davanti al maestro.

“Tu puoi sentire il suono di due mani quando battono l’una contro l’altra” disse Mokurai.
“Ora mostrami il suono di una sola mano”.

Toyo fece un inchino e se ne andò nella sua stanza per riflettere su questo problema. Dalla sua finestra poteva sentire la musica delle Geishe. “Ah ho capito!” proruppe.

La sera dopo, quando il suo insegnante gli chiese di illustrargli il suono della sola mano, Toyo cominciò a suonare la musica delle geishe.

“No, no” disse Mokurai. “Questo non serve. Questo non è il suono di una sola mano. Non hai capito niente”.

Temendo che quella musica potesse disturbarlo, Toyo si trasferì in un luogo tranquillo. Riprese a meditare. “Quale può essere il suono di una sola mano?”.
Per caso sentì gocciolare dell’acqua. “Stavolta ci sono” si figurò Toyo.
Quando tornò davanti al suo insegnante, Toyo imitò il gocciolare dell’acqua.

“Che cos’è” disse Mokurai. “Questo è il suono dell’acqua che gocciola, non il suono di una sola mano. Prova ancora”.

Invano Toyo meditava per sentire il suono di una sola mano. Sentì il respiro del vento. Ma quel suono venne respinto. Nemmeno le locuste erano il suono di una sola mano.
Più di dieci volte Toyo andò da Mokurai con suoni diversi. Erano tutti sbagliati. Per quasi un anno si domandò quale potesse essere il suono di una sola mano.

Finalmente il piccolo Toyo entrò nella vera meditazione e superò tutti i suoni. “Non potevo mettere insieme nient’altro,” spiegò più tardi “così ho raggiunto il suono senza suono”.

Toyo aveva realizzato il suono di una sola mano.

martedì 6 marzo 2018

Per la Rubrica: Samurai nel cinema

Ran

Ran, che tradotto dal giapponese, vuol dire caos, è un film del 1985 scritto e diretto da Akira Kurosawa, basato sulla tragedia di Shakespeare Re Lear.

Il vecchio Daimyo Hidetora Ichimonji ha deciso di dividere il suo feudo tra i tre figli Taro, Jiro e Saburo.

Saburo, il minore, lo critica apertamente per la sua scelta folle e prevede la rovina cui andrà incontro, venendo pertanto scacciato. Hidetora non dà ascolto neppure al suo fedele consigliere Tango, né al buffone di corte.

Per sua volontà si ritira a vita privata: gli rimane un piccolo drappello di samurai, coi quali è ospite a turno presso i due figli maggiori.
Nel castello del primo egli viene trattato senza rispetto e, quando protesta, viene cacciato: ripara dall'altro ma anche lì la situazione non è migliore. Taro e Jiro, temendo che egli possa cambiare idea e pretendere di nuovo il comando sul feudo, decidono di eliminarlo.
L'attacco alla suo castello vede frecce piovere da ogni lato: tutti gli uomini a lui fedeli cadono sotto i colpi degli archibugi, il vecchio Hidetora impazzisce.
Emerge dalle rovine come un'immagine spettrale ed è lasciato andare indenne dai soldati.

Al culmine della battaglia, il primogenito Taro viene fatto uccidere a tradimento da Jiro.
Al rientro al castello di Taro lo attende la vedova di quest'ultimo, Kaede, figlia di un nobile ucciso in passato da Hidetora, che non piange la morte del marito ma, al contrario, seduce Jiro, con l'intenzione di portare alla rovina tutta la famiglia, per vendetta.
Divenuta l'amante di Jiro, inizia a manovrarlo a suo piacere, convincendolo anche a uccidere sua moglie Suè che, però, nel frattempo è fuggita.

Dopo lo scontro, Hidetora, scortato dal buffone e dal fedele Tango, si rifugia in una misera capanna dove incontra un suonatore di flauto cieco: è Tsurumaru, fratello di Suè.
I due sono figli di un altro nobile sconfitto da Hidetora, che ha accecato il giovane Tsurumaru affinché non potesse cercare vendetta. L'incontro con la vittima della sua ferocia è troppo duro per il vecchio che fugge ancora accompagnato dal buffone, precipitando sempre più a fondo nella follia.

Saburo, il figlio minore, che aveva trovato riparo presso Fujimaki, un nobile confinante - venuto a conoscenza della situazione, torna con un piccolo esercito alla ricerca del padre.

Jiro lo lascia inizialmente passare nel suo territorio, poi, spaventato dall'arrivo delle truppe di Fujimaki e spinto dai consigli di Kaede, decide di dare battaglia.
Saburo, lontano dal campo di combattimento, riesce finalmente a ricongiungersi al padre e a farlo rinsavire, ma viene ucciso dagli uomini di Jiro che stanno battendo in ritirata.
Il vecchio Hidetora, provato da un altro dolore, muore.

Rassegnato, Tango si rivolge con queste parole al buffone che piange la morte del suo signore:
« Non bestemmiare contro Buddha e gli dei. Sono loro che piangono per i delitti che gli uomini compiono per la loro stupidità, perché credono che la loro sopravvivenza dipenda dall'assassinio degli altri ripetuto all'infinito. Non piangere, il mondo è fatto così. Gli uomini cercano il dolore, non la gioia. Preferiscono la sofferenza alla pace. Guardali, questi stupidi esseri umani, che si battono per il dolore, si esaltano per la sofferenza e si compiacciono dell'assassinio! »

Nel frattempo Suè rintraccia il fratello Tsurumaru e fugge con lui dai sicari di Kaede. Tuttavia, costoro riescono a raggiungerla quando la giovane, lasciato Tsurumaru sulle rovine del loro castello, torna sui suoi passi alla ricerca del flauto che il fratello aveva perduto nella fuga.

Titolo originale: Ran
Paese di produzione: Giappone
Anno: 1985
Durata: 163 minuti
Genere: Drammatico, epico, storico
Regia: Akira Kurosawa
Produttore: Serge Silberman, Masato Hara
Montaggio: Akira Kurosawa
Musiche: Toro Takemitsu
Scenografia: Yoshiro Muraki

domenica 25 febbraio 2018

Pensieri...

Non ci sono punti al centro.

- - - - -

La vita di un samurai non è misurata in lunghezza.

domenica 18 febbraio 2018

Stage CSI - Sensei Duval Imola 2018

Sabato 10 e Domenica 11 Febbraio 2018 a Imola (BO) presso la palestra Montericco, si è tenuto lo stage con Sensei Xavier Duval promosso dal CSI Imola.
Foto di Gruppo di Domenica 11 Febbraio
Sensei Xavier Duval 4° Dan di Nihon Tai Jitsu, insegna e vive a Honk Kong. Ha studiato in Francia con il Sensei Thierry Durand e con il Sensei Max Lormeteau, ma anche presso al Seibukan Dojo di Kyoto in Giappone. Viaggia spesso all’estero: Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Vietnam e in Europa dove ha modo di approfondire le sue conoscenze nelle arti marziali.

E’ stato uno stage improntato tutto su tre concetti (Stand, Working e Sit Down), ovvero: corretta postura del corpo, giusta esecuzione della tecnica e “sedersi” o meglio il miglior modo di terminare l’azione.
Tutto questo per utilizzare il proprio corpo in maniera funzionale, per la buona pratica del Nihon Tai Jitsu e sull’applicazione delle tecniche di questo stile di Ju Jitsu.
Il modo di insegnare del Sensei Duval è molto interessante, la sua quasi totalità dell’utilizzo della forza fisica è impressionante, la sua leggerezza nei movimenti e la sua potenza nei movimenti sono sbalorditivi.

Stage organizzato bene con molti momenti emozionanti, uno tra i quali è stato la consegna dei diplomi di passaggio di grado ad alcuni allievi, congratulazioni a:

Anconelli Samuele 2° Kyu - Cintura Blu
Albertazzi Federico 3 Kyu - Cintura Verde
Tonello Andrea 5° Kyu - Cintura Gialla
Sgubbi Sara 5° Kyu - Cintura Gialla
Foto con gli allievi che hanno effettuato il passaggio di grado.
Per concludere è stato un ottimo stage, grazie a tutti coloro che hanno partecipato e reso possibile questo evento.

Alcune foto dello stage con Sensei Xavier Duval.







Per la Rubrica: I giornali parlano di noi...

Dal Nuovo Diario Messaggero del 15 Febbraio 2018

Grazie alla redazione del giornale, a Irene dottori e a Elena Orsi
per l’articolo e per le foto ma soprattutto
Grazie al CSI Imola per le opportunità che ci offre.

domenica 4 febbraio 2018

Storie Zen...

Quasi un Buddha
Uno studente universitario, che era andato a trovare Gasan, gli domandò: ”Hai mai letto la Bibbia Cristiana?”.
“No, leggimela tu” disse Gasan.

Lo studente aprì la Bibbia e lesse il Vangelo da San Matteo: “E perché ti preoccupi delle vesti? Guarda come crescono i gigli del campo: essi non lavorano e non tessono, eppure io ti dico che nemmeno Re Salomone in tutta la sua gloria era abbigliato come loro… perciò non darti pensiero del domani, perché sarà il domani a pensare alle cose…”.

Gasan osservò: “Chiunque abbia detto queste parole, a me sembra un uomo illuminato”.

Lo studente continuò a leggere: “Chiedi e ti sarà dato, cerca e troverai, bussa e ti sarà aperto.  Perché colui che chiede riceve, e colui che cerca trova, e a colui che bussa verrà aperto”.

Gasan commentò: “Questo è molto bello.  Chiunque l’abbia detto, è quasi un Bhudda”.

domenica 28 gennaio 2018

Per la Rubrica: I giornali parlano di noi...

Dal Nuovo Diario Messaggero del 27 Gennaio 2018


Grazie alla redazione del giornale, a Irene dottori e a Elena Orsi
per l’articolo e per le foto ma soprattutto

Grazie al CSI Imola per le opportunità che ci offre.

sabato 13 gennaio 2018

Per la Rubrica: Mostri e spiriti giapponesi

Onikuma
Onikuma
L’Onikuma più che uno spirito lo si può definire come un yōjū , ovvero un orso di tarda età posseduto da un demone.

E’ molto raro imbattersi in questi esseri, in genere vivono in montagna e gli ultimi avvistamenti si sono avuti nella valle di Kiso nella prefettura di Nagano.

L’Onikuma Ha una forza pari a dieci uomini, è in grado di reggersi sulle zampe posteriori ed è anche così veloce da uccidere una scimmia con un’unica zampata.
Ha l’abitudine di scendere a valle solo per sfamarsi, in genere per assaltare le stalle con buoi o cavalli, per catturare facili prede da trasportare sulle montagne.

Uccidere un Onikuma è molto difficile e non è consigliabile, in quanto che la montagna in cui dimorava e di cui era il custode verrà sconvolta da eventi naturali disastrosi.
Il fenomeno in questione è chiamato kumaare (violenza dell’orso).